Voglio andare a Inuka
di Sofia P. - Sede Gondwana Inuka, SCU Tanzania 2025/2026
Esattamente un anno fa vivevo nella mia città, a casa mia, con i miei genitori, lavoravo stabilmente, ero impegnata con il mio gruppo scout e frequentavo gli amici di una vita. Dietro a questa apparente stabilità però, dentro di me crescevano dubbi, paure e, soprattutto, il desiderio di fare qualcosa di nuovo. Esattamente un anno fa, il cambiamento era appena cominciato e ancora non potevo immaginare nulla di tutto quello che sarebbe successo. C’è chi in questo periodo pensa alla lista dei buoni propositi per il nuovo anno, io non l’ho fatto ma guardando indietro non posso che essere contenta e orgogliosa delle decisioni prese e delle novità che ne sono conseguite.
Nel 2025 ho deciso di candidarmi per svolgere il Servizio Civile Universale in Tanzania, nell’ospedale riabilitativo di Inuka a Wanging’Ombe. Quando ho letto il progetto per la prima volta ho pensato “voglio andarci” e, alla fine, così è stato. Da quando ho inviato la mia candidatura al giorno della partenza sono passati dei mesi e non sono mancati gli imprevisti, in particolare quello di essere l’unica volontaria a partire per quel progetto. La notizia inizialmente mi aveva spaventata ma, nonostante questo, non ho mai davvero pensato di rinunciare: io volevo andare a Inuka. Le prime tre settimane sono stata insieme ad altre ragazze per il corso di swahili, con loro ho instaurato un buon rapporto e le considero le mie compagne di viaggio anche se normalmente non condividiamo la quotidianità.
Il mio arrivo a Inuka è stato emozionante e per certi aspetti traumatico ma non è stato difficile capire l’importanza e il potenziale di questo luogo sia per le persone che lo frequentano che per me stessa. Inuka è l’unica struttura riconosciuta come Ospedale Riabilitativo in tutta la Tanzania, per questo motivo le famiglie vengono anche da molto lontano per usufruire dei servizi e lo fanno nonostante il viaggio, il costo e la fatica. Questo è un primo aspetto che fa molto riflettere e che penso renda l’idea del livello di motivazione delle mamme dei pazienti e della fiducia che loro ripongono nel personale. Inoltre, l’ospedale di Inuka nasce come Community Based Rehabilitation (CBR) e ha quindi l’obiettivo di fornire ai caregivers strumenti e strategie per gestire e stimolare adeguatamente i piccoli pazienti quando sono a casa.
L’ospedale prende in carico anche adulti ma, essendo io specializzata nell’ambito dell’età evolutiva, sono stata da subito inserita nei turni per lavorare con i bambini, per i quali sono previsti diversi servizi come, ad esempio, fisioterapia, terapia logopedica, terapia cognitiva, stimolazione visiva, controlli dalla nutrizionista, counselling per i genitori ecc. La tipologia di pazienti è molto varia quindi vedo anche disturbi molto diversi da quelli di cui mi occupavo lavorando in Italia e questo è per me uno stimolo per approfondire e, in generale, per crescere professionalmente. L’ostacolo della lingua rende spesso molto difficoltosa la comunicazione con i colleghi e con le mamme dei bambini ma in questo primo breve periodo di servizio ho già iniziato a rendermi conto che a volte proporre ad un bambino una semplice attività e farlo di fianco alla sua mamma, può già essere una prima occasione di scambio, anche senza le parole.
Reinventarsi in un contesto così diverso da quello a cui sono abituata è una sfida e sono stata qui ancora troppo poco per potermi immaginare come andrà da ora in poi, quello che ho capito però, è che sicuramente ne varrà la pena.