Tre mesi in Bolivia, un'esperienza incredibile ancora tutta da scoprire

di Davide C. - Sede Gondwana San Pedro ASISDIS, SCU Bolivia 2025/2026

Difficilmente si prende a cuor leggero la scelta di partire per un anno dall’altra parte del mondo, ma quasi sicuramente sarà una di quelle avventure che ci si porterà con sé per tutta la vita. A quasi quattro mesi dall’inizio del servizio posso dire di aver avuto un assaggio di questa esperienza. I giorni di rientro intermedio, in cui ho rincontrato dopo il “primo tempo” le persone salutate a settembre, mi ha dato modo di fermarmi e rimettere insieme i pezzi per raccontarmi. 

Presto servizio nel centro di educazione speciale Virgen Nina nella città di El Alto. E’ una struttura che si dedica interamente ai minori con disabilità, garantendo spazi educativi e terapeutici in un contesto sociale dove difficilmente queste persone riescono a trovare il loro posto. Fin da subito sono rimasto stupito dall’organizzazione e professionalità di questa struttura, affiancando prima le professoresse nelle classi ed ora la professionista dell’area terapeutica per bambini con autismo. Cercando di aiutare dove è necessario ho imparando molto sulla disabilità, indubbiamente ho però ricevuto più di quanto abbia dato, grazie all’allegria e l’energia dei ragazzi che frequentano questa struttura. Non sono mancati ovviamente i momenti in cui mi sono sentito molto disorientato o in cui non mi sentissi la persona adeguata a un certo incarico. Questo credo però sia una fase inevitabile di questa esperienza, che ti mette alla prova, ti obbliga a cambiare prospettive e ti fa mettere in discussione.  

La Bolivia poi non ha mai smesso di sorprendermi: con le sue tradizioni indigene ben radicate e i suoi paesaggi incontaminati mi ha lasciato più volte senza parole. Mi sta permettendo con calma di farsi conoscere, non facendomi mancare ovviamente anche sensazioni impattanti e domande irrisolte a cui chissà se troverò mai risposta in questi mesi. Un anno qui ti permette di vedere ogni ricorrenza e festività del calendario vivendo in modo diverso quelle che conosci e scoprendo nuovi usi e costumi. E’ stato incredibile e a tratti terapeutico assorbire un po’ della cultura del dìa de los muertos e delle nanitas così lontani da ciò che conosco o (ri)vivere Halloween e il Natale con tradizioni un po’ diverse dalle mie. 

In questa avventura poi non sono partito da solo. Il legame che si crea con i propri compagni di servizio civile è un ibrido unico tra amicizia e fratellanza che, con i suoi alti e bassi, crea relazioni speciali dove riscoprirsi nelle differenze. Come pezzi di puzzle con tante forme e colori ci siamo “smussati” e “incastrati”, influenzandoci a vicenda con le nostre passioni e interessi. Si è spontaneamente creato un clima molto conviviale e di condivisione e per quanto è giusto che ci siano diversi rapporti di cui si sente la mancanza a 10.000 km da casa, è bello avere un gruppo di persone con il quale è possibile confrontarsi su quanto stiamo vivendo.

Il mio SCU per ora è un po’ tutto questo. Una scelta che non è stata facile prendere, ma dai valori e l’impatto sulla vita non indifferente. “Solo” 4 mesi per adesso mi hanno dato veramente tanto e non vedo l’ora di (ri)scoprirmi negli 8 mesi che verranno. È un’occasione che sono estremamente contento di aver colto e che non posso fare altro che consigliare a chiunque stia considerando questa esperienza!