Primi mesi nella Fondazione IPNA
di Tiziano B. - Sede Gondwana IPNA, SCU Argentina 2025/2026
Sono passati quattro mesi dal mio arrivo in Argentina. Era esattamente il primo giorno e, mentre in Italia iniziavano le stagioni fredde, io mi trovavo all’aeroporto di Ezeiza, un po’ spaesato e senza sapere mezza parola di spagnolo oltre alle poche apprese in qualche pomeriggio perso su duolingo. Fortunatamente non ha tardato ad arrivare Alex, il nostro referente, che, dopo averci fatto fare una tappa in panaderia, ci ha mostrato la fondazione IPNA di Canuelas, cittadina a circa 50km da Capitale, sede del centro diurno, nella quali si trova anche la casetta che ci sta accogliendo in questa esperienza.
Adesso che sono in Italia per il rientro intermedio, tanti mi chiedono quali siano le cose che mi hanno colpito di più in questi mesi a Buenos Aires. Effettivamente è una città molto europea, a tratti neanche mi sembra di stare in Sudamerica. Certo, ci sono alcune particolarità che mi hanno un po’ sorpreso, come il fatto che si possano trovare hot-dog e sigarette nello stesso negozio o che nel treno vendano qualsiasi cosa. Se ci si ritrova sulla linea roca con il mal di testa, quindi, con un po’ di fortuna si può anche incontrare un venditore fornito di ibuprofene. Quando mi fanno questa domanda, però, io ripenso sempre al primo giorno e, senza esitazione, rispondo che le cose migliori dell’Argentina per me sono le empanadas e le persone, che con la loro accoglienza e il loro calore hanno sempre cercato di farmi sentire a casa.
I professori della fondazione IPNA e i ragazzi con disabilità che ogni giorno partecipano alle attività del centro non sono stati da meno. Questi ultimi, anche se un po’ più difficili da comprendere, sono sempre i primi ad interessarsi a te. Questo periodo mi è servito proprio a conoscerli meglio, ad esempio ho imparato che se Diego mi dice: “Papeteque?” mi sta chiedendo cosa ho mangiato il giorno prima per cena. Ivan, invece, è sempre attento al tuo stile, quindi, se ti fa i complimenti sui capelli vuol dire che il barbiere ha fatto un buon lavoro.
I ragazzi sono stati i miei primi insegnanti di spagnolo, anche se, forse, le loro lezioni erano un po’ troppo avanzate, visto che non riuscivo a capire molto di ciò che provavano a spiegarmi. Alcuni, però, mi hanno insegnato molto altro. Daniel, ad esempio, mi ha mostrato tutto del laboratorio di riciclaggio, e mi ha persino istruito su come effettuare correttamente dei massaggi decontratturanti, quindi io, da umile fisioterapista, ho trovato ottimi spunti per apprendere nuove tecniche.
Nel centro ci sono anche altri laboratori, come: arte e biblioteca, orto e giardinaggio, cucina e catering, intervallati dai vari momenti di ricreazione e da colazione, pranzo e merenda. Molto probabilmente, se ci penso, non ero preparato neanche al consumo di tutti i dolci che vengono dati ad ogni pasto, ma, fortunatamente, i miei livelli di glicemia sono ancora nella norma. Tutte queste attività si svolgono dalle 9:00 alle 16:00, orario in cui i ragazzi tornano alle loro case.
Per il resto, terminato l’orario di servizio e nel finesettimana, si è liberi di fare ciò che si vuole, visto che in un paio d’ore si può raggiungere la capitale.