Pazzia? No, questo è L’Ecuador
di Giovanni P. - Sede Gondwana Ibarra FCC, SCU Ecuador 2025/2026
Finalmente arriva il 6 luglio. Questa mattina si parte. Roma è deserta alle cinque di mattina, il contrario della mia mente che è piena di emozioni, di dubbi, di domande, di curiosità e di voglia di partire per l’altra parte del mondo per andare a vivere con otto persone sconosciute. Questa vena avventuriera l’ho avuta fin dalla nascita e piano piano mi ha portato a fare questa scelta di fare il servizio civile. Il consiglio mi è arrivato da un amico e da lì per mesi non ho letto altro che progetti sparsi nel mondo e le situazioni di ogni Stato che mi interessava. Infine la scelta si è indirizzata verso il Sudamerica. Con un un po’ di fortuna sono stato scelto e si è realizzato un desiderio. Il progetto che ha scelto si chiama “Sentirsi a casa: accoglienza per minori e migranti” e si svolge a Ibarra, una città nel nord dell’Ecuador, nella regione Imbabura, immersa nelle Ande. Più precisamente il servizio lo si svolge nella “Fundacion Cristo de la Calle”, un’associazione che accoglie i minori e supporta famiglie che vivono situazioni di violenza, negligenza, abuso di sostanze disagio sociale. La fondazione nata 31 anni fa ora è formata da tre case famiglie e tre uffici, quello centrale nel centro di Ibarra, uno a Cotacachi e uno Otavalo, due pueblos che distano circa un’ora di bus. Il il servizio prevede sei mesi in casa famiglia e sei mesi in ufficio. Nel primo caso si lavora all’interno della casa famiglia, si supportano le educatrici con le attività quotidiana, l’attività inizia abbastanza presto con l’accompagnamento a scuola dei bambini, faccende domestiche, pulizie, preparazione del pranzo, aiuto compiti e nel pomeriggio accompagnarli alle diverse attività a cui sono assegnati come lo sport. In questo spazio, ovviamente non mancano sorrisi, risate e scherzi e molti molti giochi che possono essere proposti e attuati. Le situazioni non sono facili né da vivere né da sentire. Il passato di ognuno è toccante ti mette la prova ma ti arricchisce e provi a dare tutto quello che hai e sei a ognuno di loro. Per quanto riguarda l’ufficio consiste nel migliorare l’accudimento, la comunicazione e le relazioni all’interno delle famiglie per far sì che i bambini restino con i proprio parenti. Si passano molte ore a sbrigare cose burocratiche, ma si impara un mestiere da zero. Anche qui non mancano comunque laboratori, attività ricreative e discussioni su problemi che colpiscono le famiglie. All’inizio non è stato facile entrare in relazione sia per una distanza culturale ma anche per una mia mancanza della lingua spagnola, ma con un po’ di testardaggine e volontà si supera ogni ostacolo. Oltre al lavoro, il servizio civile e anche comunità, condivisione sorrisi, gioia, amarezza e curiosità quando dico queste parole, non posso che pensare alle mie compagne Angela, Marta, Irene, Stefania, Monica. Siamo un gruppo molto affiatato e ci supportiamo. Mi ritengo molto fortunato ad aver incontrato persone così belle che oltre a condividere valori e pensieri mi hanno aiutato a scoprire me stesso e il mondo. Questo testo lo sto scrivendo dopo quattro mesi di servizio civile e se potessi ripetere all’infinito una scelta del genere lo farei. Una scelta che molte persone reputano bizzarra ma a favore di tutti i benefici che ti dà la sceglierei sopra ogni cosa. In un paese come l’Ecuador, non ti può mancare la pazienza, si scopre e riscopre una nuova concezione del tempo e una tranquillità che forse noi occidentali non abbiamo da un bel po’.