In Argentina sin apuro
di Valentina C. - Sede Gondwana JUM, SCU Argentina 2025/2026
Il mio servizio civile si svolge presso la Junta Unida de Misiones (JUM), una ONG situata nella provincia del Chaco, più precisamente nel paesino di Juan José Castelli, tra strade che sembrano infinite e la tranquillità degli argentini a cui, ancora oggi, mi sto abituando.
La JUM lavora da anni al fianco delle Comunità indigene del Chaco argentino, sostenendole attraverso progetti che affrontano diversi ambiti: dalla salute all’ambiente, dall’educazione a molte altre tematiche legate ai diritti e al benessere delle persone.
Ovviamente, due giorni dopo il nostro arrivo ci hanno accolto con un asado, e ci hanno poi lasciato quasi una settimana per ambientarci, prendere confidenza con il posto e iniziare a capire il contesto in cui ci saremmo inseriti.
Essendo la mia prima esperienza così lontana da casa, all’inizio ero spaventata e piena di incognite. Avevo scelto l’Argentina perché la consideravo il Paese culturalmente più vicino all’Italia, pensando che questo avrebbe reso il cambiamento più semplice. Da un lato il ragionamento era corretto, ma dall’altro non avevo considerato che sarei andata a vivere nella provincia più povera del Paese e che avrei lavorato principalmente con i popoli originari, che con gli argentini, a parte il mate, hanno in realtà poco in comune.
Dopo circa un mese avevamo già conosciuto molte Comunità intorno a Castelli e mi ero fatta un’idea più che positiva del lavoro, del luogo e soprattutto delle persone. Con il passare dei giorni ho imparato a non pianificare troppo le mie giornate, perché alla JUM nunca se sabe. Può capitare di svegliarsi la mattina pensando di dover restare tutto il giorno in ufficio al computer, e poi vedere arrivare Raúl, il coordinatore, con il suo fedele mate in mano, che ti chiede di accompagnarlo in una Comunità. Oppure il contrario: organizzarsi per stare fuori tutta la mattina e scoprire che, con la pioggia, a Castelli è impossibile muovere la macchina, quindi si rimane in ufficio ad aiutare con altre attività.
Insomma, qui bisogna essere flessibili e soprattutto non avere fretta. Se c’è una cosa che amo degli argentini è proprio questa: fanno tutto con molta calma, sin apuro.
Mi piacerebbe che questa testimonianza fosse utile ai futuri civilisti che sceglieranno questa sede. Per questo credo sia importante sottolineare che la JUM è una piccola realtà, ma anche una delle poche organizzazioni che continua a stare concretamente al fianco delle Comunità indigene e continua ad essere un punto di riferimento molto importante per le persone.
Alla JUM ho trovato un ambiente molto aperto e disponibile al dialogo. Fin dall’inizio ci hanno lasciato grande libertà nel decidere su quale tematica concentrare il nostro lavoro, valorizzando le competenze e gli interessi di ciascuno. Nel mio caso, avendo studiato cooperazione internazionale, ho scelto di affiancare il team nell’area del fundraising e della progettazione, potendo così mettere in pratica e approfondire conoscenze acquisite durante il mio percorso di studi.
Un’altra cosa che mi piace é che la nostra casa si trova di fronte all’ufficio, letteralmente. Poi affianco a noi si trova la casa delle studentesse e poco piú in lá un’altra casa per due volontari o volontarie che provengono da altri paesi. Siamo tutti una grande famiglia e c’é sempre qualcuno con cui fare due chiacchiere.
Sono davvero molto contenta della mia scelta. È chiaro che bisogna tenere presente che Castelli è una piccola città, ma qualcosa da fare si trova sempre, soprattutto se si è disposti ad adattarsi e a lasciarsi sorprendere. Il servizio civile, per me, è stato un’occasione per mettermi in gioco, e alla JUM questo non manca mai. Forse per qualcuno può sembrare una realtà troppo tranquilla e monotona, ovviamente dipende anche dalla personalitá di ognuno, ma con il passare del tempo mi sono resa conto che, in sei mesi nel Chaco, ho fatto cose che non avrei mai immaginato: dalla costruzione di una casa di fango, al cucinare un agnello sulla griglia, fino all’aiutare quasi mille persone indigene a presentare una denuncia allo Stato.
Per non parlare dei paesaggi molto belli del Chaco e dell’Argentina in generale: spostandosi quasi sempre in autobus si ha davvero l’occasione di osservarli e goderseli fino in fondo, sempre ascoltando un po’ di cumbia (non puó mai mancare).
In definitiva, questa esperienza mi sta cambiando poco alla volta e, considerando che mancano ancora altri cinque mesi, non vedo l’ora di scoprire cosa mi aspetta.