Nessuno ha chiesto il nostro aiuto

di Sabina M. - Sede Gondwana Lago Agrio, SCU Ecuador 2025/2026

Sono partita come un quaderno bianco, da riempire. La mia unica ambizione era quella di conoscere altre visioni del mondo. Non avevo un curriculum tecnico, da agronoma del cacao o da scienziata sociale, ho studiato filosofia e volevo solo capire di più. Ho pensato che, una volta arrivata, avrei trovato il modo di rendermi utile.

Arrivata nell’Amazzonia ecuadoriana, mi sono buttata in tutti i progetti esistenti, proponendomi come fotografa, comunicatrice e insegnante. Non è stato difficile farmi coinvolgere: in un luogo dove le montagne franano sulle strade ad ogni pioggia forte e l’accesso alle scuole superiori è limitato alle città più numerose, una ragazza italiana, bianca, con due lauree e che conosce l’inglese può, a differenza delle donne locali, avere un ruolo importante nei progetti. In un luogo dove i “gringos”, cioè i bianchi, o i “coloni”, che discendono dalla mescolanza tra colonizzatori e popolazioni indigene, occupano la maggior parte delle posizioni di potere, una ragazza italiana si trova subito coinvolta in processi decisionali. Con uno stipendio tra i più alti della città, pari a quello di chi si massacra 12 ore al giorno nell’industria petrolifera, la stessa che ha causato il cancro ai propri familiari, spiegavo concetti non richiesti alle comunità indigene della regione. In un territorio dove il 30% della popolazione vive con meno di 3 dollari al giorno, mi muovevo per strappare testimonianze e immortalare famiglie ormai abituate al gringo di turno con la macchina fotografica. 

Avevo finalmente chiaro davanti agli occhi il sistema neocoloniale che vige nel mondo. Mi era evidente quando, in piedi davanti ai coltivatori di cacao e caffè, spiegavo come la nuova legge europea sulla deforestazione (EUDR) li obbliga a farsi carico dei problemi del cambiamento climatico, perché l’Europa deforestata che compra i loro prodotti ha deciso che devono coltivare diversamente. Mi era chiaro quando spiegavo il concetto di tasso di interesse alle signore anziane di una comunità che aveva vissuto dei prodotti della foresta, finché i coloni non gliel’avevano tolta. Una comunità con una cultura e una cosmovisione di cui io non sapevo niente. Insieme alla scoperta del mondo fuori dall’Europa, delle sue tragedie e della sua ricchezza, il primo grande schiaffo fu la realizzazione che nessuno mi aveva invitato, nessuno aveva bisogno di me, ero venuta per ambizione personale, per conoscere, per praticare nuovi lavori e, soprattutto, grazie al ruolo di privilegio che ricopro nella gerarchia mondiale. 

La mia reazione di fronte a questa consapevolezza è stata cercare di mettermi da parte. Ascoltare le richieste dei beneficiari dei progetti, comprendere il loro modo di agire e capire come supportarli nelle loro iniziative. Ho letto libri e cercato di conoscere la storia e la cosmovisione delle popolazioni indigene con cui lavoravo. Ad esempio, ho scoperto la loro diffidenza di fronte ai bianchi, sia perché molti non parlano lo spagnolo, sia per i traumi del passato (e del presente). Questo mi ha permesso di spiegare alcuni loro comportamenti e di regolare i miei. Attraverso il lavoro di comunicatrice ho dato voce a chi manifestava il desiderio di raccontare la sua vita. Ho cercato di essere umilmente al servizio della gente che avevo intorno, senza dare spazio a quella riverenza abitudinaria delle popolazioni locali di fronte ai bianchi o a coloro che hanno studiato. 

Non penso di aver risolto niente. Ancora mi metto in dubbio mille volte prima di prendere un’iniziativa e mi sento costantemente parte di dinamiche ingiuste. Mi porto dietro, però, un’importantissima consapevolezza: ho visto con i miei occhi ed esperito il sistema di potere che l’Occidente gestisce e contribuisce a mantenere. Il mondo che costringe stati interi ad essere contenitori di risorse da sfruttare non è più solo fatto di parole e di discorsi di altri, è fatto delle mie esperienze e dei miei ricordi. Questa realizzazione, insieme alla voglia di agire in Europa per migliorare la mia comunità e poter far fronte a questo sistema delirante, è ciò che più mi ha arricchito di questa esperienza. Per questo, partite! ma con consapevolezza e umiltà.