Un viaggio di crescita tra cultura, natura e Servizio

di Serena N. - Sede Gondwana Quito INBAR, SCU Ecuador 2025/2026

Arrivare in Ecuador è stato come entrare in un mondo parallelo, dove ogni giornata porta con sé nuove scoperte, sfide ed emozioni. Fin dai primi giorni a Quito, camminando tra quartieri, mercati e luoghi simbolo come il Panecillo o la Basilica del Voto, la città si è rivelata vibrante e accogliente. La confusione iniziale è stata presto sostituita dalla curiosità e dal desiderio di orientarsi tra strade e abitudini completamente nuove. Ogni dettaglio — dai frutti colorati e sconosciuti ai piccoli rituali quotidiani della vita locale — ha mostrato quanto diversa possa essere la vita a migliaia di chilometri da casa.

Uno degli aspetti più affascinanti dell’Ecuador è la sua cultura, ricca di tradizioni e di contrasti tra modernità e radici ancestrali. Passeggiando per i mercati locali, è stato possibile imparare a riconoscere frutti mai visti prima, curiosare tra spezie e prodotti artigianali e comprendere come il cibo rappresenti una parte fondamentale della cultura. Il modo in cui gli ecuadoriani vivono la convivialità, la preparazione dei pasti e il piacere di condividere anche le cose più semplici colpisce profondamente. Conoscere piatti tradizionali come il locro de papa o le empanadas de viento ha permesso di scoprire come il semplice gesto di sedersi a mangiare insieme diventi un momento di comunità e scambio.

Anche le feste e le celebrazioni locali si sono rivelate una scoperta sorprendente. La devozione religiosa convive con un forte senso di festa e comunità: processioni, celebrazioni patronali e tradizioni popolari sono momenti in cui storia, spiritualità e senso di appartenenza si fondono in un’atmosfera unica. La cultura ecuadoriana è fatta di colori, musica e rituali che affondano le radici nelle tradizioni indigene, ma che si integrano armoniosamente con la vita moderna, creando un tessuto sociale ricco e variegato.

L’esperienza lavorativa presso l’organizzazione ospitante, l’Organizzazione Internazionale del Bambù e Rattan (INBAR), è stata una sorpresa continua. Fin dai primi giorni, il piccolo team mi ha accolta con calore e fiducia, rendendo l’ambiente stimolante e motivante. Collaborare quotidianamente con i colleghi si è rivelato un valore aggiunto: non solo rapporti professionali, ma vere relazioni umane basate sulla condivisione di competenze e momenti di vita quotidiana. Lavorare in questo contesto significa sentirsi parte di una realtà in cui la serietà professionale convive con leggerezza, dialogo e attenzione reciproca. La possibilità di gestire un progetto specifico, come la creazione e il coordinamento di una rete di esperti sull’uso del bambù, mi ha permesso di sentirmi utile e coinvolta in prima persona, affrontando sfide legate all’organizzazione, alla gestione di archivi e alla costruzione di una rete collaborativa orientata all’uso sostenibile del bambù.

Le esperienze sul territorio e i viaggi fuori Quito sono stati altrettanto formativi, ma soprattutto divertenti. Le escursioni sul Cotopaxi e sul Chimborazo, i trekking al Pasochoa, al Rucu Pichincha e al Ilalò, le visite alle terme di Papallacta e alla foresta di Mindo hanno trasformato ogni fine settimana in un’occasione di scoperta. Raggiungere i 5.300 metri sul Chimborazo per la prima volta è stata un’emozione intensa: il silenzio e la vastità dell’altura hanno trasmesso un forte senso di rispetto verso la natura, facendo sentire piccoli ma allo stesso tempo forti e capaci di affrontare nuove sfide. Ogni paesaggio racconta una storia diversa: le montagne andine, le foreste nebulose, le acque termali, le cascate e i cieli aperti dell’Amazzonia hanno arricchito l’esperienza di consapevolezza ed emozioni profonde. L’Amazzonia, in particolare, ha rappresentato la realizzazione di un sogno: visitare comunità con cui si collaborerà in futuro e vedere dal vivo luoghi fino ad allora solo immaginati è stato estremamente significativo.

Sarebbe poco realistico affermare che tutto sia stato semplice o privo di difficoltà. Vivere lontano da casa comporta inevitabilmente momenti di nostalgia e la mancanza di affetti importanti, soprattutto in occasioni significative come compleanni o ricorrenze familiari. Queste esperienze insegnano quanto sia fondamentale prendersi cura di sé stessi per poter mantenere relazioni sane anche a distanza. La quotidianità, pur lontana dal proprio contesto abituale, ha permesso di costruire un equilibrio fatto di routine semplici: organizzare i pasti, dedicare tempo all’attività fisica, condividere momenti informali con amici e colleghi. Tutto questo contribuisce a creare una stabilità emotiva anche in un contesto nuovo.

I mesi trascorsi di Servizio Civile sono stati caratterizzati da scoperte più profonde e da piccole sfide quotidiane. Tra la gestione dei progetti, le attività sul territorio e la vita di tutti i giorni, è stato possibile sviluppare capacità organizzative, prendere decisioni in autonomia e lavorare con maggiore responsabilità, senza perdere curiosità e spirito di adattamento. In questi mesi tutti noi sul territorio ecuadoriano abbiamo vissuto un evento di rilevanza nazionale, che seppur nella sua complessità ha offerto spunti di riflessione sulla realtà sociale e politica del Paese, rafforzando la consapevolezza del contesto in cui si vive e si lavora. Anche nei momenti di maggiore preoccupazione, il supporto professionale e umano è rimasto costante, dimostrando l’importanza di relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco.

Oggi, a metà dell’esperienza, è evidente quanto questo percorso stia contribuendo a una crescita profonda. Vivere in un contesto diverso ha permesso di scoprire nuove parti di sé, di imparare a gestire la quotidianità in modo autonomo, di collaborare in maniera creativa e responsabile e di vivere intensamente il rapporto con la natura e la cultura locale. L’Ecuador si è rivelato attraverso colori, suoni, sapori e gesti quotidiani. Ogni trekking, ogni visita, ogni pasto condiviso ha lasciato un segno, costruendo ricordi duraturi e una forte gratitudine per l’esperienza vissuta.

Questo Servizio Civile rappresenta non solo un percorso professionale, infatti, per quanto mi riguarda va ben oltre il “semplice” impegno lavorativo o formativo, ma rappresenta anche un vero e proprio viaggio interiore. È una scelta di responsabilità, partecipazione e apertura verso gli altri. Il senso della missione si costruisce giorno dopo giorno, attraverso relazioni e attività che contribuiscono al bene comune e alla crescita delle comunità coinvolte, e funziona molto di più se noi ci sentiamo a nostra volta coinvolti. Lasciare la propria casa, o il luogo che si è sempre sentito tale, non è mai semplice, ma porta con sé un arricchimento personale profondo. Vivere lontano dalle proprie certezze permette di acquisire nuove prospettive, di rafforzare competenze personali e professionali e di scoprire aspetti di sé che difficilmente emergerebbero restando nella propria zona di comfort. Ogni esperienza di questo tipo amplia lo sguardo sul mondo e su sé stessi, lasciando un’impronta che continuerà a influenzare scelte e percorsi futuri.