Inaspettatamente Ecuador...
di Giulia N. - Sede Gondwana Quito FEPP, SCU Ecuador 2025/2026
Se penso a questo anno di Servizio Civile, a tutto ciò che è accaduto durante i miei primi sei mesi in Ecuador e nel periodo che ha preceduto la partenza, l’unica parola che riesco a trovare è inaspettato.
Niente è andato come avevo immaginato.
Avevo sostenuto il colloquio del Servizio Civile per un progetto in Argentina, avevo immaginato un certo tipo di esperienza, di contesto e di vita.
Dopo aver saputo di non essere stata selezionata, mi è stato proposta un’altra opportunità a Quito, in Ecuador. Ricordo la delusione e la grande confusione di quei giorni: le tante ricerche su internet, i dubbi, la paura di ritrovarmi in un paese tanto pericoloso. Ho pensato a lungo di non partire.
Oggi posso dire che rinunciando mi sarei persa tante cose. Soprattutto mi sarei persa la sensazione di assorbire la realtà che mi circonda con una forza mai sperimentata prima, di apprendere tanto ogni giorno, soprattutto di apprendere tanto su di me.
L’Ecuador è un paese incredibile, in uno spazio relativamente piccolo convivono climi, territori e paesaggi completamente diversi: dalle Ande alla Foresta Amazzonica; da Quito, la capitale sorprendentemente moderna che mi ha conquistata poco a poco, ai luoghi dove la vita è incredibilmente semplice e il tempo sembra scorrere più lentamente.
Anche le persone che lo abitano sono tanto diverse tra loro e spesso mi capita di confrontarmi con culture molto distanti dalla mia: altre storie, altre tradizioni e altri modi di intendere il rapporto con la natura e con il mondo circostante.
Fin dai primi giorni di Servizio Civile mi è stato chiaro che possiedo un grande privilegio. Quello di essere una persona bianca, europea, che può scegliere e viaggiare, e che soprattutto ha la possibilità di vivere un periodo in un altro continente senza troppe difficoltà. Questa esperienza mi sta insegnando che ciò che è scontato per me, non sempre lo è per gli altri e che è importante riconoscere le disuguaglianze senza fingere che non esistano.
Quella di poter vivere un anno dall’altra parte del mondo è un’opportunità di cui sono immensamente grata. In un contesto lontano dal mio ho la possibilità di riflettere su me stessa e su quello che mi è accaduto finora, di comprendermi meglio e di aprirmi a nuove prospettive che prima non consideravo. Da tanto tempo non mi sentivo così sicura di me stessa e, allo stesso tempo, così leggera.
E’ bello pensare a quanto negli ultimi sei mesi la mia vita e il mio punto di vista su tante cose siano cambiati, a quanto io abbia appreso, a quante persone io abbia conosciuto, alla meraviglia di poter vivere e viaggiare in un paese straordinario come l’Ecuador.
Per quanto inaspettato quel che è accaduto dopo il mio colloquio è quanto di meglio potesse capitarmi.