Crescere lontano, dove il respiro rallenta
di Francesca G. - Sede Gondwana Cedin, SCU Bolivia 2025/2026
Quando sono partita per questa esperienza mi trovavo in un momento di grande confusione. Dopo un anno di università mi ero resa conto di aver imboccato una strada che non sentivo mia, scelta forse troppo in fretta. Avevo bisogno di fermarmi, di fare silenzio, di prendermi del tempo per capire dove stavo andando.
Il Servizio Civile viene spesso raccontato come un anno di volontariato, un anno in cui si “dona” il proprio tempo agli altri. Io però, già in questi primi mesi, ho capito che questo anno è soprattutto un anno in più che sto regalando a me stessa: un anno di tempo, di esperienze, di domande, un anno per ascoltarmi davvero. Un anno per crescere, per rallentare, per imparare a guardarmi davvero senza la fretta di dover essere già arrivata da qualche parte.
Quando ho detto ai miei genitori che sarei partita per un anno in Bolivia, a partire dal settembre successivo, non erano entusiasti. Credo che la loro paura fosse fatta di distanza, di tempo e di incertezza. Forse c’era anche un po’ di delusione per la mia scelta di non proseguire l’università che avevo iniziato, per quella che poteva sembrare una deviazione, una pausa non prevista. Oggi però posso dire con serenità che, vedendomi in questi mesi più tranquilla, stimolata e “ispirata” dal progetto che sto seguendo e dal percorso che ho intrapreso, anche loro hanno compreso il valore profondo di questo anno: non una fuga, bensì una scelta.
Partire a diciannove anni non è semplice, come immagino che non lo sia nemmeno per chi è più grande. Significa mettere in pausa la propria vita così com’è, lasciare ciò che è familiare per andare incontro a qualcosa che non è mai del tutto chiaro. E forse è proprio questa mancanza di aspettative, questa sospensione, che permette di vivere l’esperienza fino in fondo, lasciandosi sorprendere ogni giorno. Anche se oggi non so ancora quale sarà il significato ultimo di questo anno per me, sono certa che le persone incontrate, la lingua imparata, i luoghi vissuti e le esperienze fatte resteranno tra le più belle e importanti della mia vita, e mi aiuteranno a capire meglio chi sono e cosa desidero.
La Bolivia è un paese incredibile. Lo capisci subito, dall’altura che ti toglie il fiato quando hai fretta di andare al lavoro e pensi di potercela fare, ma il respiro non risponde come sei abituata. È un paese che ti chiede di rallentare, anche fisicamente. È il paese delle mille cholitas, con le loro lunghe trecce nere e gli aguayo colorati, dentro cui trasportano pesi inverosimili. È un paese dalle mille sfaccettature e dai mille paesaggi (le sue imponenti montagne), che continua a sorprendermi ogni volta che esci da La Paz, anche solo per una piccola gita nel fine settimana. È un luogo in cui il saluto è un gesto di rispetto e di solidarietà: si saluta sempre, tutti, anche chi non si conosce, quando si sale sul minibus e quando si scende.
È un paese dalla cultura che mi piace definire “dura come una tartaruga”: con un guscio resistente, che va aperto lentamente, con delicatezza, senza forzare. Ed è proprio questo il bello di arrivare in un paese così lontano per vivere un anno completamente nuovo: una cultura che ti accoglie con calma, che richiede tempo, pazienza e ascolto. All’inizio sembra quasi di vivere una quotidianità non così diversa da quella lasciata a casa. Poi, col passare del tempo, ti rendi conto di quante cose questa cultura nasconda e voglia raccontare, e di quanto stia a te, scoprirla senza intaccarla, rispettandone i ritmi.
Se tornassi indietro, sceglierei altre mille volte di fare questa esperienza. Credo che per tutti noi questo anno sia, in modi diversi, una vera occasione preziosa: per mettersi in discussione e in gioco, per conoscere nuove persone e scoprire una cultura che altrimenti forse non avremmo mai incontrato.
Vorrei concludere questa testimonianza con una parola aymara che abbiamo imparato alla Isla Del Sol: “Jallalla”. Può essere tradotta con “grazie”, ma è un grazie più profondo, che contiene un pizzico di solidarietà, speranza e festa.
E quindi Jallalla Bolivia, per tutto quello che mi stai facendo vivere, e per tutto quello che, senza saperlo, mi stai insegnando ogni giorno.