La corsa di Miguel

di Silvia M. - Sede Gondwana Arte con Todos, CCP Argentina 2025/2026

Miguel Benancio Sanchez aveva molti soprannomi: el Tucuman, questo è facile, perché veniva da Bella Vista in provincia di Tucuman, nel nord dell’Argentina.
El correcaminos, anche questo facile: era un atleta e amava correre.
Il mio preferito tra tutti però è el inventor del beso.
Quando Valerio Piccioni mi ha svelato questo soprannome sono rimasta incantata. In che senso, ho chiesto. E Valerio dal suo salotto romano, pieno di libri e di una bellissima luce di fine gennaio, mi ha spiegato che Miguel era così, andava contro l’archetipo di uomo che non doveva mostrarsi tenero, e amava distruggerlo baciando tutti sulla guancia.

Valerio Piccioni è un uomo che non parla né piano né veloce, parla alla velocità perfetta per far sì che l’immaginazione riesca a creare le immagini della storia che mi sta raccontando, e la storia che mi racconta è proprio quella di Miguel e della corsa a lui dedicata.

“Miguel era un grande appassionato di sport e di parole. Gli piaceva correre, gli piaceva raccontare, un po’ come me” dice Valerio che di mestiere fa il giornalista per la Gazzetta dello Sport.

Come è nata questa corsa? Gli chiedo.
Lui mi racconta che tornava da un suo viaggio in Argentina con un libro in cui veniva raccontata la traiettoria umana di Miguel.
Miguel che è il decimo figlio di una famiglia umile, milita nella gioventù peronista, lavora in banca e nonostante gli impegni si allena prima e dopo il lavoro per perfezionare la sua corsa.
Miguel che dopo ogni allenamento scrive sul suo diario i suoi pensieri, le sue poesie.
Miguel che a 25 anni viene sequestrato e improvvisamente smette di essere il Miguel a cui piace correre, il Miguel che scrive, per diventare uno dei 30.000 desaparecidos della dittatura militare di Videla.

Valerio legge e decide che la storia di Miguel ha bisogno di un altro capitolo. Mi confida che all’inizio pensava di scriverci un libro, ma poi con altri amici inizia a progettare una corsa, all’inizio piccola, piccolissima ma con un messaggio chiaro: ricordare un ragazzo che amava correre.

La corsa di Miguel entra nelle scuole, e racconta a bambine e bambini, ragazzi e ragazze che lo sport non ha solo il volto della competizione, quello che porta tanti giovani atleti a lasciar perdere, ma al contrario, è un modo per conoscere il mondo. Un mondo che è di tutte e tutti. E lo sport così deve essere, di tutte e di tutti.  

Negli anni la Corsa di Miguel diventa sempre più grande e sempre più eterogenea, è un gran contenitore che richiama atleti professionisti, amatori, e tutti coloro che amano correre, anche chi non ha autonomia motoria, come i ragazzi e ragazze che partecipano alla Miguel sulla jolette, una speciale carrozzina ammortizzata. 

La pancia della corsa, è così disparata che mi distraggo spesso e faccio poco caso al cronometro. Ci sono i ragazzi sulle loro jolette, attrezzate con delle casse che pompano fortissimo Venditti, e poi ci sono gruppi di camminatori con i loro bastoncini, corridori amatoriali come me e professionisti che vedo sfrecciarmi a fianco. 

Avete presente la frase che viene attribuita al fondatore delle Olimpiadi “L’importante non è vincere è partecipare” Miguel la cambia con: “L’importante non è vincere ma far si che tutti abbiano un paio di scarpe da ginnastica per partecipare”.

Questo afflato olimpionico inclusivo, Miguel lo racconta bene nell’ultima poesia che compone,scritta dopo aver corso la maratona di San Silvestre, a San Paolo in Brasile.

PARA VOS ATLETA.

Para vos atleta
para vos que sabés del frío, de calor,
de triunfos y derrotas

para vos que tenés el cuerpo sano
el alma ancha y el corazón grande.

Para vos que tenés muchos amigos
muchos anhelos
la alegría adulta y la sonrisa de los niños.

Para vos que no sabés de hielos ni de soles
de lluvia ni rencores.

Para vos, atleta
que recorriste pueblos y ciudades
uniendo Estados con tu andar

Para vos, atleta
que desprecias la guerra y ansías la paz.

Ci sono dei muri che devono essere buttati giù, e la corsa di Miguel è un tentativo di buttar giù qualche muro, con l’obiettivo di far spazio a tutti e tutte. .