Buongiorno! È iniziato un nuovo giorno a La Paz

di Samuel L. - Sede Gondwana ASISDIS, SCU Bolivia 2025/2026

Ore 7.00 del mattino. La sveglia non suona: a svegliarmi è la luce che entra nella mia camera.
La finestra incornicia la veduta sulle montagne a sud della città; il cielo, con le sue nuvole diverse, e i raggi che ingialliscono l’aria.

Nel letto accanto al mio si è svegliato anche il mio compagno di stanza. 

Buongiorno! È iniziato un nuovo giorno a La Paz.

Seguo la moquette del nostro appartamento fino alla cucina e, uno ad uno, incontro i miei coinquilini.
Un mate de coca o una manzanilla; pane e avocado, oppure dolce, con la marmellata; una banana. Sono pronto ad uscire, ma quasi mi dimentico di bere un bel bicchiere d’acqua (mai disidratarsi in una città a 3600 metri di altezza).

Scendo in strada e aspetto il minibus per Plaza Estudiante. Lì, in cima a una salita, c’è il luogo in cui lavoro.

Il centro Asisdis è un’associazione di inclusione sociale per persone con disabilità: accoglie bambini dai 4 ai 10 anni, offrendo loro uno spazio sicuro di cura, gioco e crescita.

Entrando al centro Asisdis, la giornata prende subito un altro ritmo. I bambini arrivano accompagnati da mamme o papà e ognuno ha il suo ingresso tipico: un piccolo Matteo entra con un salto che dall’uscio lo catapulta direttamente al centro della stanza pronto per iniziare a correre all’impazzata e suo fratello Suriel mi sorride e fa partire la sua parlantina; Victoria mi guarda intimidita e entra silenziosa; Sebastien entra e mi batte il cinque; arriva poi Asdrubel, finalmente è il momento di un abbraccio! 

A questo punto una giornata tipica nel centro può iniziare di colpo con attività, giochi, compiti per la scuola; oppure può iniziare più lentamente, con attenzioni delicate per le esigenze di ciascun bambino: gesti semplici, ascolto, presenza.

Il mio servizio civile si svolge così: affiancando educatori e operatori locali, imparando a osservare prima di intervenire, a capire prima di agire. Non si tratta solo di “fare”, ma di stare. Stare con i bambini, con le loro difficoltà e le loro conquiste quotidiane; stare con un contesto diverso dal mio, che mi spinge ogni giorno a rimettere in discussione abitudini e certezze.

La pausa pranzo segna una breve sospensione. Tavolini, tappeti e aree gioco respirano un po’; si mangia tutti insieme con i bambini. Il pranzo permette un calmo momento di scambio e chiacchiera con i miei colleghi, mentre assaggio piatti tipici della loro quotidianità e esagero per l’ennesima volta con la llajua (acqua piccante di pomodori e peperoncini che si aggiunge per arricchire il piatto).

Ore 14.00, a volte puntuali, a volte meno, io e alcuni bambini usciamo per andare a scuola. Zuriel, Sebasien ed io attraversiamo il quartiere di San Pedro, parliamo dei compiti fatti al mattino, compriamo le caramelle, e una volta arrivati in Plaza Sucre facciamo la nostra abituale gara di corsa che termina con la tipica vittoria di Sebastien davanti alle porte della loro scuola. Sebastien schizza via in cortile a giocare con i suoi compagni mentre Zuriel con il suo “ciao profe” mi fa capire che è il momento di un altro abbraccio. 

Il ritorno a casa attraversa La Paz, questa volta a piedi: le sue salite e discese continue, il traffico con i suoi i minibus colorati e veloci, il cielo che dal mattino ha cambiato colore e si è ingrigito. La stanchezza si fa sentire, ma è una stanchezza buona, piena.

Tornato nel “Depa” è il momento per condividere la giornata con i coinquilini, cucinare qualcosa, raccontarsi, giocare a ping pong o altri giochi di società.

Dopo cena mi trovo a volte a preparare lo zaino per la gita del weekend: vivere un anno in Bolivia significa anche questo, partire e avere a portata di mano le meraviglie di un paese capace di sorprenderti in ogni suo angolo, dalle parti pre amazzoniche, alle grandi montagne andine, i laghi magici, città che parlano e distese senza orizzonti. 

Ora la finestra di camera mia incornicia un dipinto notturno, la luna capovolta e le montagne sud di La Paz. Nel letto accanto al mio rimbocca le sue coperte il mio compagno di stanza. Buonanotte. È finito un altro giorno a La Paz.