Il saluto

di Alessandra Lunghi

Il sole risveglia tutto il paese, lo riscalda, illumina l’ambiente con colori che non possono essere replicati. Dopo la colazione con vista lago, si scende di casa e ci si avvia verso il centro, a volte insieme, a volte in solitaria. Le camminate in solitaria sono le mie preferite perché si riesce ad assaporare meglio tutto quello che ci circonda e le persone che si incontrano per strada: i bambini, che si dirigono a scuola e che ti abbracciano sempre; le abuelitas, che se ne stanno fuori di casa ad approfittare dei primi raggi caldi di sole; uomini che costruiscono case (sì, qualcuno ancora abita a Huatajata); donne con bambini piccoli; cani, tanti cani, i boss delle strade.

Qui iniziano i primi saluti della giornata. Sono momenti pieni di sorriso, di accoglienza, che la popolazione di Huatajata ti regala, probabilmente a sua insaputa, dando per scontato un gesto tanto abituale.

Il sorriso più ambito è di Anselma, la signora della tienda azul, scorbutica come un porcospino, colei che detiene il potere sui panini all’uovo, che vuole attenzione e che ti rinfaccia ogni sgarro fino a quando non si chiede perdono in ginocchio. Non c’è niente da fare, conquistarla è un dovere!

Ci sono poi le abuelitas, ti abbracciano come solo le nonne possono fare, è d’obbligo fare il giro di tutte e salutarle con dovere…capire l’ordine dei gesti da compiere è stata un’impresa: stretta di mano, bacio sulla guancia destra, abbraccio e conclusione con stretta di mano. Lo ammetto, ho ancora dei dubbi.

Le challe[1] sono ancora più complicate, non fosse solo per il numero di partecipanti, soprattutto se si arriva in ritardo e il giro delle persone lo devi fare comunque tentando di disturbare il meno possibile.

Partire da un posto dove il saluto lo dedichi esclusivamente a persone conosciute (non sempre, ammettiamolo) e arrivare in un luogo dove prima di tutto il saluto. Sembra di poco conto, ma dà la percezione di un grande e caldo abbraccio. Tornati in Europa la tentazione di salutare tutta la gente per strada è stata forte, ma ci si pensa un po’ matti e si blocca il meccanismo. Il saluto è spesso accompagnato da un sorriso, da uno sguardo, può svoltare una giornata intera e quindi perché no? Portiamolo anche da noi sto saluto!

Un pensiero speciale va ad Esmeralda, la mucca dei nostri vicini, sempre presente e vigilante sui nostri passi.

[1] La challa è un rituale andino di reciprocità con la Pachamama (madre terra)

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