Un percorso di vita fatto di domande, alle quali anche Silvia è stata chiamata a rispondere. Una nota dal Brasile.

DSC_0966“Se rinunci a vedere l'altro vedendo solamente la sua disabilità chi è il cieco? se rinunci ad alzare il braccio in difesa dell'altro chi è l'amputato? se non rivolgi la parola al tuo vicino chi è il muto? se rinunci ad alzarti per aiutare l'altro chi il tetraplegico?
Il preconcetto può essere la mia maggiore disabilità e forse anche la tua.”

Come volontaria in Servizio Civile, assieme a Marco, sono inserita nel  laboratorio organizzato dal gruppo Luar Sem Limites, chiamato L'”oficina das diferenças”. Viviamo in mezzo a bambini e adolescenti, con i quali giochiamo e ai quali, attraverso il gioco, trasmettiamo un messaggio molto importante.
DSC_1018Il mese di settembre è stato particolarmente impegnativo. Abbiamo girato tra le diverse sedi del progetto Luar che, partendo da Jardim Primavera, si è pian piano allargato sul territorio nei dintorni di Rio de Janeiro. Le sedi più lontane distano più di due ore dalla sede centrale; ciò fa sì che non sia facile tenere i collegamenti tra tutti quelli che si impegnano al servizio di una idea che  è impressa ormai nella mia  mente: “Abbiamo il diritto di essere differenti quando l'uguaglianza ci spersonalizza e abbiamo il diritto di essere uguali quando le differenze ci rendono inferiori”.
Sono anni che il gruppo Luar Sem Limites, si occupa di persone con disabilità e il laboratorio porta avanti il loro lavoro, i loro metodi, i loro valori. Il laboratorio, che ho personalmente seguito, merita di essere illustrato in dettaglio.
Il teatro. C’è una piccola rappresentazione teatrale che mette in scena, con delle marionette, le  diverse disabilità, intercalando il tutto  con giochi corporali e simboli universali riferiti all'inclusione e all'accessibilità. Due momenti significativi del laboratorio sono:

Ritengo significativo riportare un pezzo di quel testo che ricordo a memoria per la sua semplicità ma allo stesso tempo la forza con cui riesce a imprimersi nella memoria:
DSC_0929“Se rinunci a vedere l'altro vedendo solamente la sua disabilità chi è il cieco?
se rinunci ad alzare il braccio in difesa dell'altro chi è l'amputato?
se non rivolgi la parola al tuo vicino chi è il muto?
se rinunci ad alzarti per aiutare l'altro chi il tetraplegico?
Il preconcetto può essere la mia maggiore disabilità e forse anche la tua.”

L’origine di questo laboratorio è nelle molte esperienze di interscambio e sensibilizzazione realizzatesi durante i nove anni di esistenza del gruppo Luar Sem Limites, esperienze sorte grazie all'iniziativa dei primi volontari di Servizio Civile assieme al professore del gruppo. Dopo di che esso è stato riproposto nel corso degli anni tentando di migliorarlo e rinnovarlo di continuo.
Non ho visto i laboratori degli anni precedenti ma credo che la forma in cui esso è stato pensato quest'anno si sia rivelata molto efficace ed ho trovato molto bella l'idea del “laboratorio mobile”, che ha permesso di spostarlo nei vari poli del progetto Luar.
Attraverso un lavoro relativamente semplice bambini e adolescenti riescono a discutere fra loro e ad interiorizzare la riflessione che vengono proposte.
Oltre ad essere  un'esperienza educativa per i partecipanti credo lo sia  anche per molti di noi collaboratori. Personalmente sto imparando molto.
(Silvia, volontaria di servizio civile a Duque de Caxias, RJ, Brasile)



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