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Apertura del centro per disabili a Mtwango.

 

MICHELANGELO_PORTA_IL_SALUTO_DELLE_ASSOCIAZIONI_ITALIANE

Lunedì mattina 4 aprile 2011

L’appuntamento per il censimento dei disabili nel villaggio di Mtwango è per le otto. Ma si sa che la puntualità non è una virtù in questa terra. Nonostante stanotte sia piovuto, molte donne con il bambino sulla schiena sono da tempo sedute nel cortile del dispensario della parrocchia e aspettano l’incontro.

Quando la suora infermiera dà i segnale sono circa cinquanta tra donne e uomini con i bambini sulla schiena che entrano nel salone della parrocchia adiacente al dispensario. Il capo villaggio che dà il saluto a tutti i convenuti e agli amici italiani di Gondwana che offrono il servizio ai walemawu - ai disabili - in questa parte sperduta della Tanzania.

È poi la volta di Stefano - il nostro capo progetto -  che spiega il senso della Riabilitazione su base comunitaria che abbiamo attivato, dove vengono valorizzate le famiglie, le risorse che ci sono nei villaggi, le scuole pubbliche dove vengono inseriti i bambini disabili.

Danno la parola a me perché il capo che viene dall’Italia serve anche a dare enfasi e  solennità all’incontro. Spiego che noi mettiamo a disposizione la nostra esperienza e le nostre risorse, ma che ognuno deve fare la sua parte: il governo del villaggio, le famiglie dei disabili, la Diocesi di Njombe e la Parrocchia che sono partner del nostro progetto.

Sono tutti molto attenti anche perché è un linguaggio nuovo quello che li colpisce: dove il benefattore che viene da lontano non promette soltanto ma stimola ognuno a rimboccarsi le maniche e a rendersi protagonisti delle proprie azioni

Anche il capo villaggio, che ascolta attento la traduzione delle mie parole, mi ringrazia ed evidenzia la forte opportunità che viene data al proprio villaggio per questa iniziativa. Le forme di collaborazione sono varie ed abbiamo avuto  modo di sperimentarle: a Uhambule il villaggio ha messo a disposizione il terreno, i mattoni e la manodopera per la costruzione del centro socio riabilitativo; a Lyadebwe la nostra associazione ha fornito le lamiere zincate per la copertura del centro che è stato costruito dal villaggio. Anche qui le persone dovranno capire che, anche se minimo, ma ci dovrà essere da parte loro un contributo per mandare avanti il servizio.

Poi si entra nel vivo e si formano due equipe che registrano uno ad uno i presenti: cognome, nome e riferimento. Oltre due terzi dei settanta che si iscrivono possiedono un telefonino pur essendo di modestissime condizioni. Ogni mamma – ma ci sono anche dei papà -  racconta brevemente la storia della disabilità del proprio figlio e racconta anche, con parole propri, e le difficoltà che derivano dall’handicap. Le disabilità prevalenti sono quelle complesse - fisiche e mentali - derivanti per lo più da traumi da parto. Nel breve colloquio i nostri operatori sono attenti a non creare false illusioni. I bambini non guariranno e non potranno mai correre: ma cerchiamo di far capire che in questo cammino verso la massima autonomia possibile noi ci saremo e saremo al loro fianco. Poi diamo appuntamento loro al 2 maggio quando in due sale della parrocchia il centro finalmente aprirà.

Alcuni abbozzano un sorriso. Qualcuno timidamente ringrazia.

Il presidente: Michelangelo Chiurchiù.

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