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La mission

Premessa

Le esperienze dirette di miseria e di abbandono nei Paesi del Sud del Mondo, i problemi affrontati nel quotidiano da parte di chi tra noi ha vissuto per un periodo più o meno lungo in Africa o America del Sud, le storie di sofferenza e i volti conosciuti nelle periferie delle nostre città, ci hanno fatto maturare la consapevolezza della radicale ingiustizia  presente nel sistema-mondo in cui viviamo.

Ma abbiamo anche constatato che, nel nostro contesto occidentale e in molte realtà del Sud del Mondo, sempre più persone prendono coscienza della squilibrata distribuzione delle risorse e dell’acuirsi delle contraddizioni a livello mondiale.

L’importanza della promozione dei diritti della Terra, della cultura della Pace e di uno Sviluppo sostenibile, viene percepita come fondamentale da una parte sempre più crescente dei governi e dell’opinione pubblica mondiale, ma la comunità internazionale non è ancora in grado di garantirli e neppure di assumerli come propria strategia prioritaria.

Siamo certi che dovrà farlo pena l’estinzione della vita sul Pianeta!

Questa sarà la sfida del futuro che ci attende e ci sarà bisogno, per dirigere efficacemente questo momento storico, di persone opportunamente motivate, adeguatamente preparate e profondamente radicate nelle proprie comunità d’appartenenza.

Noi ci candidiamo a svolgere questo ruolo e ci assumiamo la responsabilità di attivare percorsi di diplomazia popolare.

La nostra analisi

La società che immaginiamo non è quella attuale: quella della crescita illimitata che è in grado solo di   incrementare le disuguaglianze e le ingiustizie proponendo un benessere largamente illusorio e soprattutto di mortificare uno stile di vita conviviale impedendo relazioni sociali significative

Nella società che vogliamo invece l'altruismo dovrebbe prevalere sull'egoismo, la cooperazione sulla competizione, il piacere dello svago sull'ossessione del lavoro, l'importanza della vita sociale sul consumo illimitato, il gusto del lavoro bello e ben fatto sull'efficientismo produttivista.

Su queste basi, all’estero e sui nostri territori, abbiamo incontrato già tanti possibili compagni di strada.

Al Nord, molte persone, rifiutando in tutto o in parte il mondo in cui vivono, tentano di vivere altrimenti secondo e cioè fuori dalla logica dell’accumulazione illimitata e dell’esclusione massiccia dei perdenti.

Noi «alternativi» del Nord siamo esclusi nei fatti o per disgusto, e per questo viviamo in una situazione di vulnerabilità.

Vogliamo essere “minoranze attive” che non accettano la logica dell’omologazione o della rassegnazione.

Anche al Sud, dove l’economia mondiale ha cacciato dalle campagne milioni di persone, ha distrutto il loro modo di vita ancestrale e soppresso i loro mezzi di sussistenza, gettandole nelle bidonvilles, l’alternativa, prima che una scelta etica o politica, è spesso una necessità di pura sopravvivenza.

Questi «naufraghi dello sviluppo», abbandonati a loro stessi, condannati nella logica dominante a scomparire, non hanno altra scelta per sopravvivere che organizzarsi secondo un’altra logica rispetto a quella del mercato, inventando così, ogni giorno, un altro sistema e un’altra vita.

E’ per questo motivo che riteniamo sia strategico, mettere insieme queste due forme di resistenza e di ricerca di sviluppo alternativo che possono e devono fecondarsi reciprocamente.

La strategia

I paesi del Sud, infatti, devastati dalle conseguenze negative della crescita del Nord, per resistere riannodano il filo della loro storia rotto dalla colonizzazione, dalla corruzione delle classi dirigenti, dall’imperialismo e dal neoimperialismo militare, politico, economico e culturale.

La riappropriazione della propria identità è preliminare per dare le soluzioni adeguate alla situazione presente.

I paesi del Nord invece possono recuperare, dalla loro storia di resistenza, esperienze  minoritarie e continuare a sperimentare innovazioni alternative: imprese e realtà del terzo settore,  cooperative in autogestione, comunità di accoglienza, comunità neorurali, reti di gruppi di base collegate con gli esclusi del Sud.

Questo sistema alternativo vive in un ambiente diverso dal mercato mondializzato che bisogna definire, rinforzare e sviluppare attraverso la mobilitazione della società civile e la crescita di un nuovo approccio alle relazioni tra i popoli:  la diplomazia popolare.

Ancora di più nel Sud, si ritrova una predisposizione spiccata all’autorganizzazione comunitaria come ci insegna l’informale africano o brasiliano che abbiamo conosciuto e che protegge le popolazioni locali dal degrado sociale, economico e umano..

Alimentare la rete, collegando queste realtà, è il primo pensiero delle nostre iniziative e sarà la base del nostro successo.

Le modalità

Il nostro impegnarci, realtà del Nord e del Sud insieme, perché i poveri e gli esclusi del Mondo trovino lo spazio e la strada per promuovere la propria dignità e il proprio futuro passa attraverso alcune modalità operative che già prefigurano questo sistema altro di relazione tra persone e i popoli.

a) Rispettare la cultura e l’approccio alla vita dei reciproci popoli

b) Co-progettare sulla base di obiettivi condivisi

c) Privilegiare azioni di cooperazione che coinvolgono nella maniera più ampia possibile i partner locali

d) Assistere e promuovere le fasce della popolazione più marginalizzata (i disabili, i bambini, gli orfani, le donne sole,...)

e) Cooperarare in una logica multisettoriale privilegiando gli interventi complessivi sul territorio.

f) Favorire la cooperazione decentrata e comunitaria promuovendo l'interazione tra soggetti sociali ed istituzionali e rafforzando il ruolo della società civile.

g) Accettare la logica dello “stare” prima di quella del fare.

h) Favorire la dimensione della reciprocità dando anche alle persone del Sud l’opportunità di “stare” nel contesto del Nord per meglio condividere e armonizzare i rispettivi emisferi culturali.