Testimonianze dei volontari in servizio civile

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La crisi

Il racconto di Linda, volontaria servizio civile in Brasile.

lindaVi voglio parlare delle cose che non si raccontano, perchè sono un po' vergognose, un po' storte, un po' da umani: imperfette. Vi dirò della mia debolezza, e alla fine si capirà il perchè.

A volte si è così convinti di se stessi che ci si crede pronti a tutto. Io ero un po' così.
A due mesi circa dall'inizio del mio servizio civile e dal mio arrivo in Brasile, dopo aver visitato le varie aree del progetto, ci viene chiesto di dare le nostre preferenze in merito ai vari ambiti in cui finalmente inserirci a prestare servizio.
Io dentro di me mi proietto bene in gran parte delle attività che ho visto, e pur proiettandomi meglio in alcune in particolare, sento che potrei partecipare a ciascuna, per cui do disponibilità praticamente per tutto.
Il giorno seguente ci viene comunicato come noi volontarie saremo dislocate nelle varie attività. Io, mi dicono, sarò nel progetto con i disabili.
La notizia mi arriva addosso come un macigno. Contro le mie aspettative non reggo il colpo, mi si riempiono gli occhi di lacrime e mi sembra di non poterlo fare.
Mi sento pesante, e mi pare che non sia quello che voglio, di colpo, che non sia per me. Mi cresce un rifiuto dentro che non riesco a nascondere, respiro e quello che mi succede dentro è una cosa nuova e inaspettata.
Mi sento male sia perchè una parte di me non accetta l'idea, sia perchè mi vergogno del fatto che sia emersa, che esista, che si manifesti. Va contro quello in cui credo, quello che mi proponevo di fare, eppure c'è, è nel mio corpo, è il mio limite che mi si presenta senza pudore davanti.
Insomma è grande crisi.
Amo le sfide e non avrei mai immaginato di avere degli ostacoli dentro così grandi.
Il mio limite mentale, le aspettative tradite su me stessa e su quello che mi immaginavo di fare nel progetto, il rifiuto inconscio del diverso, sono state nella prima parte del mio servizio la difficoltà più grande con cui mi sono scontrata.
Nessuna difficoltà è facile da sormontare, ma alcune sembrano sproporzionate se qualcosa dentro di noi non vuole superarle. Penso si chiami paura.
Il lavoro di accettazione è stato faticoso, e non credo che sia nemmeno finito: accettare il mio limite, la mia paura, il mio rifiuto, smettere di giudicarlo, guardarli come cose umani, aspetti di me. Sono in moto in me mille rotelle, schemi mentali che si rompono, finestre che si aprono sul mondo, nuovi orizzonti di me stessa.
Vi racconto di quest'episodio mettendomi un po' a nudo, non sono cose di cui si dice di solito, del piangere, del non avere coraggio, dell'inciampare su se stessi. Ma il punto è tutto qui: “c'è una crepa in ogni cosa, è da lì che passa la luce”. Il fatto sta nello scoprire come la debolezza si trasformi in forza, come la difficoltà valga la pena di essere superata, o come, a volte, basti cambiare prospettiva per scoprirlo. Sono cose banali e vere insieme, che ha anche poco senso che io scriva, perchè non esiste altro modo che l'esperienza per imparare.
Se il servizio civile è un esperienza formativa credo lo sia per questa potenzialità: essere un catalizzatore d'esperienza, di vita, e per questo portare a contatto con la propria umanità, con i propri schemi da scardinare e pregiudizi nascosti.  Io credo che il maggior valore di tutto questo stia non nel dimostrarsi capaci, me nello scoprirsi inabili, e desiderare d'essere migliori.
È un contino esercizio di conoscenza di sé e di occasioni per superare quel sé, espandendolo, scoprendolo illimitato.
Se c'è qualcosa che si possa fare per il mondo è in fin dei conti mi pare questo: allargare il proprio cuore oltre i confini che gli disegnavamo, scoprirlo senza limiti. La patria che servo è questo cuore, che scavalca le sue frontiere per riconoscersi dentro altri occhi, altre vite, altre terre e, in esse, fiorire.

 

Linda, volontaria Servizio Civile Cesc Project 2014