Testimonianze dei volontari in servizio civile

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Un Servizio Civile Speciale

Raffaella ci racconta perchè il suo servizio civile è speciale.

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Speciale, come la Scuola Speciale 502 di Maximo Paz, Buenos Aires, Argentina.  É qui che tutti i giorni, con Elena, una delle mie compagne di viaggio, prestiamo il nostro servizio civile. Speciale, perché è così che in Argentina si chiamano le scuole per ragazzi disabili dai sei ai vent’anni. 

Speciale, come il significato della parola “disabilità”, che ogni giorno la realtà mi costringe a rivedere, a trasformare, a cancellare e riscrivere tutto da capo.

 

Non solo una disabilità fisica o cognitiva, non solo una disabilità genetica o accidentale. Una disabilità che ti incolla addosso la malnutrizione imposta da ripetute crisi economiche. Una disabilità conseguenza di dinamiche familiari difficili, peggiorate da un contesto sociale vulnerabile, dove è un miracolo diventare grandi tenendo i piedi fuori dal fango.

 

Dopo dieci mesi ho le idee molto più chiare, ho scoperto tante cose che non conoscevo, ma non riuscirei a chiudere in una definizione la ricchezza dei 50 bambini e ragazzi che ho conosciuto giorno dopo giorno, in questo emozionante viaggio.
La Scuola Speciale è un luogo incantato per chi ha una patologia importante e una trappola per chi ci viene spedito da un sistema educativo che “rinuncia” ad educare chi non riesce a contenere, perché è troppo vivace, troppo aggressivo, perché richiede troppe energie o troppe risorse. Capita così che pur essendo bambini al pieno delle proprie facoltà, a dieci anni vengono indirizzati alla Scuola Speciale perché non sanno ancora leggere e scrivere.
Speciale, come le maestre che insegnano ed educano otto ore, ogni giorno, bambini e ragazzi di diverse età, capacità, bisogni, passioni, sogni, destreggiandosi tra lavoro individualizzato e lavoro di classe.
Speciale, come i pomeriggi passati a giocare a pallone nel cortile della scuola, con una palla occasionale, in un campo immaginario, con le porte immaginarie.
Speciale, per le tante domande, gli innumerevoli stimoli, le mille sfumature che ho imparato a cogliere e che mi hanno fatto crescere insieme a loro in questo anno.
Durante il colloquio per la mia selezione mi è stato chiesto se ritenessi che la scelta di fare un’esperienza così fosse coerente con il mio percorso di studi in Scienze Politiche. Io ho risposto di si, con molta convinzione e scarsa consapevolezza. Ora che sono giunta quasi alla fine di questo viaggio ho capito anche il perché: “Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori” (Lettera a una professoressa, Don Milani).


Raffaella, volontaria Servicio Civile CESC Project in Argentina