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Movimenti popolari a Rio de Janeiro: incontro con Gizele Martins


DPP_0016-330x190Giovedi 17 ottobre presso “Scup – Sport e cultura popolare” a via Nola a ROMA, abbiamo incontrato Gizele Martins, giornalista e attivista brasiliana.
Gizele è nata e cresciuta nella favela Maré a Rio de Janeiro, e attualmente è coordinatrice della rivista ‘O cidadão’ che ha come obiettivo difendere e valorizzare la favela e i suoi abitanti.
Abbiamo invitato Gizele perchè potesse raccontarci la sua esperienza personale, perché potesse raccontarci quello di cui i media non parlano, la sua opinione sulle manifestazioni che ormai da 4 mesi incalzano in Brasile. Le manifestazioni sono scoppiate per un aumento dei trasporti di 20 centesimi (quando il costo dei trasporti in Brasile è già molto caro) ma si sono rivelate rappresentative di un malcontento più profondo dei cittadini, stanchi della disuguaglianza e della violenza.


Gizele è nata e cresciuta nella Maré, uno dei più grandi ‘complexos’ di favelas di Rio in cui vivono circa 200.000 persone.
Tante cose si raccontano su quello che succede in favela, lo stereotipo è quello di un luogo eccessivamente pericoloso da ‘pacificare’, dove gli scontri tra i narcotrafficanti sono all’ordine del giorno e dove è facile essere colpiti da una ‘bala perdida’. Forse sarà anche così, ma favela non è solo questo, non è solo violenza. In favela non ci sono solo i trafficanti e i criminali, ma gente che lavora, che studia, che si alza la mattina per andare a lavorare per potersi pagare l’affitto di casa. Ed a provocare i tanti assassinii che avvengono, spesso non sono solo i trafficanti, ma la milicia e la stessa polizia. Infatti uno dei problemi principali all’interno delle favelas sono gli scontri tra i trafficanti e l’ UPP ovvero l’Unidade de Policia Pacificadora* la polizia ‘pacificatrice’ che con il pretesto di portare pace in favela provoca un alto numero di morti.
Il Brasile si dichiara un paese non razzista, ma le azioni del governo contro i ‘favelados’ (abitanti delle favelas), contro i ‘negros’ e contro i poveri, dimostrano tutt’altro. Sergio Cabral, governatore dello stato di Rio de Janeiro, in un’intervista nel 2007, ha sostenuto l’aborto come forma di riduzione della violenza dichiarando: “Le donne delle favelas sono una ‘fabbrica’ di marginali”, di poveri, di delinquenti, di criminali (in Brasile è legale abortire solo in caso di stupro).
Os governantes são racistas. O estado não removeu a pobreza, removeu os pobres” “I governanti sono razzisti. Lo stato non ha rimosso la povertà, ma i poveri” ci dice Gizele.
E l’informazione è controllata, i media sono concentrati nelle mani di 7 famiglie, e per ascoltare una voce alternativa bisogna informarsi senza poche difficoltà. “O cidadão” ha questo obiettivo, non solo offrire un’informazione alternativa, ma anche valorizzare e difendere la favela e i suoi abitanti, perché un’informazione alternativa è necessaria in un Paese dove i media appoggiano lo Stato e dove lo stato autorizza l’assassinio degli abitanti della favela.
I media sono coloro che maggiormente criminalizzano e ostacolano le manifestazioni che da giugno sono scoppiate nella piazze di tante città brasiliane: “I media diffondono un’immagine negativa dei manifestanti, dipingendoli come criminali e si concentrano solo sui casi di vandalismo dei manifestanti e non sulla repressione violenta e indiscrimanata della polizia. Per poter accedere ad un’informazione alternativa è necessario un computer, un cellulare ed un collegamento internet, e tanti non possono permetterselo. La repressione dei manifestanti è alta, alcuni profili FB di manifestanti e attivisti sono stati consegnati direttamente alla polizia. Lo stato ha autorizzato l’accesso alla privacy e tanti sono stati arrestati tramite il riconoscimento su Facebook. Tutto è diventato un crimine, se vai in giro con una maschera vieni arrestato, se vai in giro senza ugualmente perché sei filmato, riconosciuto e arrestato e in alcuni casi portato addirittura nel carcere di massima sicurezza di Bangù, dove solitamente vengono portati i criminali più pericolosi“ .
Gizele ci racconta inoltre che quello che sta succedendo nelle piazze della città non solo è una cosa nuova e inaspettata per tutti ma è anche un movimento multiforme. A queste manifestazioni stanno partecipando gruppi differenti, studenti, funzionari pubblici, professori, e diversi movimenti dai Black Bloc al MST - Movimento dei Sem Terra.

Insomma ‘O GIGANTE ACORDOU’, si è svegliato e sembra non volersi riaddormentare.
I cittadini manifestano, e lo faranno ancora. Manifestano contro un governo che non sa prendersi cura di loro, contro l’aumento dei trasporti, contro le troppe spese per l’organizzazione dei Mondiali e delle Olimpiadi, contro la rimozione e la pacificazione ‘forzata’ delle favelas. 3 giorni dopo l’annuncio della scelta del Brasile come sede dei futuri grandi eventi sportivi, il governo ha dichiarato la rimozione di 119 favelas e ad oggi solo nella città di Rio 5 di queste sono state completamente rimosse e 19 occupate.

Prima di salutarci abbiamo chiesto a Gizele come secondo lei tutto ciò andrà a finire: “Nel 2016, quando le UPP avranno finito il loro mandato (dopo i mondiali e le olimpiadi), o continueranno ad occupare le favelas in forma di milicia** o le favelas ritorneranno completamente nella mani dei trafficanti”.


*Unidade de Polícia Pacificadora,meglio conosciuta con la sigla UPP, è un progetto della segreteria di Sicurezza Pubblica dello Stato di Rio de Janeiro che ha l’obiettivo di istituire una polizia ‘comunitaria’ all’interno delle favelas, principalemente di Rio de Janeiro, e con l’obiettivo di destituir ele bande di criminali e di narcotrafficanti che da sempre controllano le favelas come ‘stati paralleli’.
**Recentemente nella città di Rio de Janeiro, il termine Milícia è stato associato a pratiche illegali e clandestine. Generalmente la Milicia è formata da gruppi che si sono costituiti nelle comunità urbane più depresse come le favelas, con l’intento di combattere il crimine e il narcotraffico attraverso i fondi provenienti dalla vendita di protezione (illusoria) alla popolazione più svantaggiata.