Testimonianze dei volontari in servizio civile

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Piccoli passi nel mondo dell’informatica. Una biblioteca Digitale, appena aperta, cerca utenti.

SullastradaconJackKerouacdalromanzoallesposizione_macchinadascriverediSalParadiseHa giá un mese e mezzo la Biblioteca Digitale del CAIA (Centro de Atenção Integral ao Adolescente): é stata inaugurata il 24 agosto. Quattro computer con connessione a internet che, chiunque voglia, a Foz Do Iguaçu e in particolare qui a Porto Meira, puó utilizzare per tesine scolastiche o altre ricerche.
La prima Biblioteca Digitale Comunitaria della cittá é aperta a tutti. La sfida, per il CAIA, é  quella di coinvolgere anche gli adulti in un processo che fa parte della vita dei loro figli, dei nipoti, di amici e conoscenti, tra i nove e i diciassette anni: bambini e adolescenti per i quali é normale venire al CAIA due volte a settimana per partecipare all’educando, ai laboratori, tra gli altri teatro e inglese, e alle attivitá sportive.
Orari di apertura differenti da quelli del CAIA  e sistema di tesseramento indipendente sottolineano l’anima “speciale” del progetto, che si sviluppa all’interno dell’istituzione ma guarda all’esterno, proponendo a persone, che per la loro etá non sono direttamente utenti del CAIA, l’utilizzo di un ambiente nuovo di zecca.
Il fatto che uno spazio venga creato, peró, non basta. Un luogo, per esistere deve avere vita. E per ora, a un mese e mezzo dall’apertura, l’unica cosa che comunitá di Porto Meira e CAIA condividono all’interno della biblioteca é l’assenza.
In realtá passaggio di adolescenti c’é:  loro arrivano, attirati dal divano comodo e dal tappeto del cantinho da leitura. Spesso si siedono alle scacchiere del cantinho do xadrez: qui ai ragazzi piace molto giocare a scacchi.  Molti si sono appassionati al frigorifero-armadio, o alla macchina da scrivere esposta come in un museo, che tutti toccano nonostante il cartellino não mexer. E prima, durante e dopo l’inaugurazione molti di loro hanno voluto  collaborare, dare suggerimenti, passare la parola. E poi adorano i computer, li adorano anche troppo, alcuni ci passerebbero davanti giorni interi.
Solo che, per accordi con la cooperativa di credito partner del progetto, il SICOOB, non si puó usare i computer se non si ha la carteirinha, cioé la tessera. E il procedimento per fare  la carteirinha non é per niente facile: bisogna compilare una lunga scheda in cui vengono registrati tutti i dati dell’utente, e in piú a farlo, per i minorenni, deve essere un responsabile, padre, madre, zio, nonno o fratello maggiorenne. In pratica é come una seconda iscrizione al CAIA, e molti dei “responsabili” non sono disposti a ripetere un procedimento burocratico per il quale giá sono dovuti passare.
Alcuni non vengono perché negli orari in cui si puó fare la tessera, cioé dal lunedí al giovedí mattina e pomeriggio, quando la biblioteca é aperta, lavorano. Si riconoscono, perché compaiono nel loro primo giorno libero, pazienti e disposti ad aspettare quanto é necessario. Gli altri se ne dimenticano, o non sono informati dai loro figli, o semplicemente non hanno intenzione di venire. Il risultato del troppo lavoro, della memoria corta e della pigrizia é il numero delle tessere: quarantatre, quando gli adolescenti iscritti sono piú di duecento.
La tessera numero quarantatre, l’unica di  stamattina, é di un educatore, cosí come la  venti e la ventinove. Delle altre, una decina sono di madri, fratelli o sorelle degli adolescenti. A loro ne rimangono circa venticinque, perché le altre quattro o cinque sono iscrizioni della specie piú rara: di persone che non hanno niente a che fare con il CAIA.
Come hanno fatto queste persone a sapere del progetto? Una signora ha visto il cartellone al mercato, a un’altra l’ha raccontato un uccellino. Testimonianza che, con il tempo e la pazienza, passaparola e divulgazione a tappeto nella comunidade potrebbero funzionare. Soprattutto se si continuano a coinvolgere gli adolescenti in questo processo, cosí come é stato fatto con i ragazzi di dodici e tredici anni, che durante un educando si sono sparpagliati per le vie di Porto Meira, con maschere e fischietti. Tutti si giravano a guardare, era impossibile non rimanere colpiti da Atalicio in equilibrio dietro a Jonathan sulla bicicletta, con un cappello a cilindro arancione in testa e il volantino della Biblioteca Digital Comunitaria attaccato sulla schiena; o non fare attenzione a Sheila, la cui reazione al senso del ridicolo era gridare piú allegramente e fischiare piú forte, alla faccia di chi la guardava storto.
Quel giorno gli adolescenti del CAIA sono usciti dal loro spazio, ampio e pieno di mura, e hanno obbligato Porto Meira a guardarli e ad ascoltarli. La speranza é che il messaggio sia arrivato forte e chiaro a molte persone, e che questo “bel vaso senza niente dentro”, come Juarez, il coordinatore del CAIA definisce la biblioteca, si riempia di fiori colorati e vivi, persone di ogni etá che condividano la curiositá di esplorare e scoprire schermate e scaffali.

(Diana, volontaria in servizio civile a Foz do Iguaçu, Paranà, Brasile)