Testimonianze dei volontari in servizio civile

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Per la giustizia sociale ed ambientale. I popoli continuano a sognare

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Rio+20, l'esperienza di Marco, volontario in servizio civile in Brasile.

Seduto su un muretto ai bordi della spiaggia di Flamengo, sorseggio un succo di Goiaba. Davanti a me si apre, immenso, l'Oceano Atlantico. In fondo a destra si innalza il morro di Urca con il maestoso Pao de açucar.

Alzando lo sguardo dietro di me il Cristo Redentor tiene ben aperte le sue braccia illuminato da un cocente sole d’inverno carioca che colora di rosso scuro la montagna del Corcovado.

Circa due settimane fa in questo stesso punto, al mio fianco c’era un ragazzo indigeno appartenente al popolo Mapuche della patagonia cilena che discuteva insieme ad un giovane parigino dei problemi legati alle risorse idriche della sua comunità nella regione dell'Aysen. Un'attivista italiana, Stefania, intervistava Luis, contadino dello stato brasiliano del Parà, turbato dalle notizie che arrivavano dalla sua comunità dove un gruppo di militanti del Movimento Sem Terra stava subendo la violenta repressione delle milizie private di un vorace latifondista. Nel frattempo Josè, studente universitario argentino, mi chiedeva notizie sulla crisi economica europea e mi raccontava come nel suo paese, grazie al diffondersi di pratiche di economia solidale, sono riusciti ad uscire da una forte crisi e si sono recuperati importanti valori sociali.

Ero al Vertice dei Popoli di Rio de Janeiro, la Cupula dos Povos della Rio+20 e mai come in quei giorni mi sono sentito un cittadino del mondo... di un “altro mondo possibile”.

Il Vertice del popoli é stato il più grande evento della società civile del 2012, un forum sociale sulla giustizia ambientale realizzato in parallelo alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, nota anche come Rio+20. “Più venti”, perchè venti sono gli anni passati dal Giugno del 1992 quando, sempre a Rio de Janeiro, si realizzava la più importante conferenza internazionale sull'ambiente del XX secolo: il Summit della Terra. Fu il primo grande incontro multilaterale in tema ambientale organizzato dalle Nazioni Unite che aveva infuso molta speranza al mondo intero. Importanti documenti e dichiarazioni furono emanati direttamente dai capi di Stato di 108 governi differenti. Agenda 21, Sviluppo sostenibile, Convenzione sulla biodiversità e Convenzione sui cambiamenti climatici furono solo alcuni dei risultati (politici) che la conferenza raggiunse. A venti anni di distanza, le Nazioni Unite hanno cercato di replicare, ma le premesse non erano le stesse del ’92. In venti anni tutte le carte prodotte sono per la maggioranza dei casi rimaste tali, solo carte... mentre i problemi ambientali e le ingiustizie sociali sono fortemente aumentate.

È per questo che i “popoli” del mondo si sono riuniti qui, a Rio de Janeiro, dal 15 al 23 Giugno. Per denunciare i fallimenti dei modelli di sviluppo proposti fino ad oggi e per lanciare soluzioni alternative, popolari. Io, grazie alla mia esperienza di servizio civile all'estero, ero lí ed ho avuto la possibilità di partecipare a questa immersione nel mondo della società civile insieme ad altre decine di migliaia di persone provenienti da ogni angolo del pianeta.

Al di là dei risultati politici e dei documenti prodotti dal Vertice (molteplici e interessanti), il successo più importante è stata proprio la partecipazione popolare e l'intensità dell’evento che ha saputo conciliare in maniera forte e toccante riflessioni, dibattiti e confronti con azioni, manifestazioni e proteste di massa.

Dalla mattina fino al tardo pomeriggio, l’Aterro do Flamengo si è animato di attività di ogni genere organizzate da centinaia di enti e da movimenti provenienti da tutto il mondo. Leonardo Boff, Vandana Shiva, Boaventura de Sousa, Frei Betto sono solo alcuni dei grandi personaggi che, insieme a rappresentanti indigeni, quilombola, senza terra e tanti altri, hanno contribuito ad animare dibattiti e a stimolare importanti riflessioni sulle possibili soluzioni alle crisi che stanno colpendo il pianeta.

Contemporaneamente, ogni giorno, diverse dimostrazioni hanno riempito e colorato le vie di Rio de Janeiro. Come il 20 Giugno, data che rimarrà impressa a lungo nella storia di questa città, del Brasile intero e di migliaia e migliaia di persone. Data in cui si é realizzata la “Marcia dei Popoli”, una delle più grandi manifestazioni che si sono tenute in Brasile negli ultimi 30 anni e in cui circa 100.000 persone hanno inondato il centro di Rio cantando, ballando, urlando, sensibilizzando e denunciando tutta la loro indignazione contro le ingiustizie sociali che affliggono il mondo ma esprimendo, allo stesso tempo, tutta la loro gioia di vivere e fiducia in un futuro migliore.

È questo il successo del “Rio-più-venti”: la dimostrazione che le soluzioni possono e devono avere una base popolare. Il fallimento del Summit delle Nazioni Unite ha deluso tutte le aspettative, producendo documenti deboli e privi di efficacia. Questo non há però affievolito la speranza e i sogni di quanti credono fermamente nella forza e nel successo dei popoli come motori della trasformazione sociale, della trasformazione di sogni e di utopie in obiettivi e realtà.

Marco