Testimonianze dei volontari in servizio civile

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Lavorare per lo sviluppo e per una economia che salvi l’ambiente. Il Brasile di fronte a decisioni storiche: riformare, ma come? Il suo Codice Forestale.

FILEFORESTAAMAZZONICA2E’ successo a giugno. A venti anni dal primo incontro, i governi di tutto il mondo si sono ritrovati a Rio (Rio+20) per discutere di tutela ambientale, di sviluppo sostenibile, di economia verde e di lotta alla povertà.

Le conclusioni non hanno soddisfatto.

Nessuno si faceva illusioni, ma di fatto si è trattato di un fallimento: “...il fallimento è triste anche se era prevedibile. Una partita giocata da un’Europa incapace di esercitare un potere reale, Usa distratti, economie emergenti dall’atteggiamento altalenante e il forte peso delle lobby del petrolio affinché nulla cambi" ( da una dichiarazione del presidente di Legambiente).
Il Brasile, in particolare, preoccupa. Il suo impressionante sviluppo economico sembra conciliarsi male con la difesa dei suoi grandi patrimoni naturali, come le foreste. Il segno delle contraddizioni che interessano questo paese è nel dibattito, non ancora concluso, sulla riforma del suo Codice Forestale.

Valeria socia di Gondwana, lavora in Brasile per il Cesc Project. A lei dobbiamo alcune informazioni anche di carattere storico:

Il Codice Forestale attuale risale al 1965 e nacque come strumento giuridico utile a regolamentare l’uso del patrimonio forestale del paese, anche nel tentativo di mitigare gli effetti nocivi delle calamità naturali. Come? Principalmente attraverso il mantenimento di “Aree di protezione Permanente” che circondano i corsi d’acqua, di larghezza proporzionale a quella degli stessi fiumi.
Quella delle APP, della loro definizione e del regolamento delle loro dimensioni è sempre stato un aspetto controverso del Codice: già all’inizio degli anni ’80, si stabilì l’aumento della loro larghezza a seguito dei disastrosi allagamenti dell’epoca, che colpirono in particolare lo stato di Santa Catarina: ricerche apposite infatti dimostrarono che le infrastrutture e le persone particolarmente colpite occupavano aree molto vicine a fiumi e ruscelli.
La relazione tra la misura delle APP e le tragedie climatiche ( è scritto in un rapporto del 2011 conseguente alla  tragedia accaduta nella Regiao Serrana di Rio de Janeiro nel gennaio dello stesso anno, dove, a causa delle forti piogge, c’erano state più di  900 vittime.) è diretta poiché la maggior parte  delle aree soggette a frane e valanghe all’epoca della tragedia coincidevano con APP ed erano occupate irregolarmente da attività agricole, di allevamento e di costruzione. I danni sarebbero quindi stati minori se nelle fasce ai margini dei fiumi fosse stata conservata la vegetazione nativa che ha una funzione protettiva per i corsi d’acqua e il terreno circostante .
Va detto anche che a causa dell’occupazione disordinata delle aree ai margini dei fiumi non solo lo stato di Rio, ma anche la regione metropolitana di San Paolo soffre annualmente quando si verificano piogge torrenziali.

La riforma del Codice deve dunque risolvere una serie di nodi  tutti legati agli interessi della piccola e della grande proprietà terriera, come anche di chi è interessato all’estrazione illegale del legno. Sul testo approvato dalla Camera dei deputati in aprile, la Presidente Dilma Rousseff ha posto un veto parziale, su punti giudicati in contrasto  con l’interesse pubblico e incostituzionali. Il parlamento dovrà occuparsene ancora.
Difficile dire quali compromessi alla fine passeranno. Sono  in gioco la riforestazione, il destino dei piccoli coltivatori, l’amnistia o meno per chi ha violato la legge del ’65, per non parlare delle aspettative dell’industria e del commercio agricoli (ricordiamo che il Brasile è il secondo maggiore esportatore  di prodotti agricoli nel mondo dopo gli USA).

Valeria ci aggiorna su tutta la vicenda:

Per il momento la legge, ancora, è ferma. Il tema e’ stato abbastanza presente sulla stampa fino al momento delle riserve espresse da Dilma Rousseff, ma a partire dall’inizio del mese di giugno il dibattito è rimasto sospeso in attesa dell’esito del passaggio successivo, ovvero la nuova consultazione di Camera e Senato sul testo modificato dalla Presidente.
Sembrerebbe che la Presidente abbia cercato nella sua mediazione di non danneggiare i proprietari terrieri, tutelando in particolare la sopravvivenza dei piccoli e dei medi (anche se c’è chi dice che gli effetti pratici della riforma non garantirebbero nemmeno questo).
Senza ombra di dubbio – se vogliamo face un bilancio vincitori/vinti-  a perdere sono stati gli ambientalisti (vedi il movimento, rappresentato anche dalla petizione per chiedere il veto totale di Dilma al Codice Florestale che ha raccolto due milioni di firme). Il fronte ruralista del Congresso nazionale ha invece indubbiamente avuto la meglio.
Nel frattempo i riflettori dei media si sono concentrati sull’evento del Rio+20 e della parallela Cupula dos Povos. Ho partecipato ad alcuni incontri di quest’ultima, in particolare ad un seminario al quale è intervenuta l’ex ministro dell’Ambiente e candidata per il Partito Verde alle ultime presidenziali Marina Silva che, tra le altre cose, ha duramente criticato la riforma del Codice Forestale. La stessa indignazione era manifesta nella platea, composta da molti giovani (si trattava infatti di un seminario, dal titolo “La gioventù e la Carta della Terra”, che vuole promuovere il documento nato all’epoca del summit del ’92 e stimolare la creazione di una rete di giovani desiderosi di difendere la causa dell’ambiente). Marina  Silva ha sottolineato, nella crisi attuale, il bisogno di essere “mantenedores de utopias”.
Uno dei limiti maggiori del testo, la vera retrocessione, sta nella sua indulgenza: la concessione di un decennio di amnistia. A mio avviso si traduce in un chiaro messaggio per chi a vario titolo ha infranto la legge ambientale e potrà sentirsi legittimato a continuare a infrangerla.
Mi rendo conto della necessità di un compromesso a livello politico che non danneggi l’economia ma non è facile capire quale, alla fine, potrebbe essere un punto di equilibrio tra gli interessi contrapposti.
Non siamo lontani dal vero dicendo che la necessità più avvertita è quella di non danneggiare troppo o addirittura tutelare ampiamente gli interessi dell’ala ruralista del Congresso (i cui componenti sono in parte diretti rappresentanti del mondo agricolo e industriale del paese).
Una considerazione legata a quella parte del Brasile dove vivo. Jardim Primavera, quartiere del municipio di Duque de Caxias a pochi passi dal grande polo petrolifero dell’azienda Petrobras, è un quartiere dove brilla il verde tropicale e in lontananza si scorgono le emissioni di gas della raffineria Reduc. Un quartiere-dormitorio dove la maggior parte degli abitanti si alza all’alba per spostarsi per il lavoro e rientrare solo la sera. Anche qui, quando le piogge sono forti, capita che le strade si allaghino facendo danni, e il municipio di Petropolis, colpito duramente dall’alluvione dello scorso anno, è a poche decine di chilometri. Ma la tragedia è stata facilmente dimenticata, come del resto succede dappertutto…
Purtroppo il dibattito in questione interessa poco…almeno questa è la mia impressione. Il fatto è che mi capita raramente di discutere di attualità politica con le persone che abitano qui, e il senso civico non è così radicato, per questo non è comune sentir parlare di questi temi. In questo senso in Brasile, a mio vedere, alcune università svolgono un ruolo importante (e in parte isolato) di informazione, come luogo di confronto e scambio culturale, simile al fermento che le attraversava da noi pochi decenni fa. E proprio per questo per me è fondamentale il ruolo svolto da alcuni progetti sociali come il Luar, che attraverso le proprie attività aiutano a democratizzare la cultura e sviluppare la coscienza critica.